In questo nostro post abbiamo avuto modo di parlare in maniera diffusa della difficoltà di chi fa impresa in Italia: burocrazia, tasse, costo del lavoro, infrastrutture etc.
Oggi riprendiamo in parte questo discorso ma lo facciamo per concentrarci su un aspetto particolare che è quello relativo ai costi di avvio dell’impresa.

Attenzione perché, è bene specificare, non parleremo qui dei costi legati all’acquisto di beni e servizi funzionali alla vita ed ai processi stessi dell’impresa. Per intenderci: è chiaro che se decidete di aprire un’impresa che produce pane dovrete acquistare impastatrici, forni ed affittare locali adatti all’uopo. Ma questi sarebbero costi che, praticamente in misura simile, andreste a sostenere in qualsiasi posto voi sceglieste di aprire l’impresa stessa.
Quello di cui invece parliamo qui sono i costi che possiamo definire, se possibile, “più antipatici” nel lancio dell’impresa stessa perché legati a tasse, permessi ed autorizzazioni. Veri e propri “pizzi” che gli aspiranti imprenditori devono pagare per realizzare i loro progetti e che, cosa ben più grave, vengono pagati sin da subito indipendentemente dalla fatto che poi l’impresa faccia o non faccia reddito.
Per spiegare quali sono i numeri in gioco abbiamo deciso di utilizzare questa infografica realizzata dal Fondo Monetario Internazionale e che fotografa la situazione al 2020 (nel 2021, per inciso, le cose non sono cambiate).

Ebbene indovinate quale nazione, tra quelle analizzate, si trova in cima alla lista come quella in cui si sostengono i maggiori costi per il lancio di una nuova impresa in Europa? Ovviamente l’Italia e, in questo caso come in altri, è un primato di cui si farebbe volentieri a mano.

Fatto sta che ad oggi, secondo il report, il costo di lancio di un’impresa in Italia sfiora 5000 euro. A seguire l’Italia troviamo i Paesi Bassi e l’Austria in cui però tali costi si assestano a meno della metà, ovvero 2200.

Ora, se un costo di 5000 euro può essere tutto sommato messo in conto da chi si appresta ad aprire imprese di dimensioni medio grandi, allo stesso tempo tale somma si trasforma in un impedimento “in partenza” per chi invece vuole avviare piccole realtà imprenditoriali e che, giustamente, ci penserà due volte prima di mettere 5000 euro sul piatto solo per coprire i costi amministrativi legati al lancio della propria impresa.
Pensate ad esempio ai costi previdenziali: se decidete di aprire una impresa personale (quindi la più piccola possibile) in Italia dovrete sin da subito versare 3000 euro all’INPS come quota di contributi. Ed il bello (in senso ironico) è che tale spesa andrà sostenuta anche se, alla fine dell’anno fiscale, la vostra impresa avrà un bilancio negativo!
Ma siccome in questo blog ci occupiamo di chi vuole far business in Bulgaria non possiamo esimerci dal valutare i costi per il lancio di un’impresa in questo Paese.
Sono costi irrisori, circa 63 euro, che fanno sì che la Bulgaria si trovi insieme a Romania, Croazia e Slovenia in fondo alla classifica del report.
In pratica, è possibile dirlo senza timore di smentita, che l’apertura di una nuova impresa in Bulgaria è a costo zero.

Un altro incentivo a far business in questo piccolo Paese in forte crescita, che si somma ai bassi livelli di tassazione di cui abbiamo già parlato in passato (10% di tasse senza scaglioni crescenti) sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche.

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