Perché investire in Bulgaria? Nel corso dei post che abbiamo pubblicato sin qui su questo blog, abbiamo sempre cercato di darvi il nostro punto di vista (privilegiato) sulle opportunità di business in Bulgaria, un punto di vista sviluppato a partire dalla nostra conoscenza del territorio e delle aziende (italiane e non) che su di esso insistono.

Oggi, con questo post, vogliamo darvi un’opinione più istituzionale, quella di Giuseppina Zarra, Ambascitrice dell’Italia presso la sede diplomatica di Sofia. L’intervista è stata raccolta dal Ministero degli Esteri Italiano e qui ve la riproponiamo interamente.

Italia e Bulgaria vantano rapporti molto solidi e una presenza importante di aziende italiane nel Paese dell’Europa sudorientale. Quali prospettive ci sono per un aumento dell’interscambio?

La Bulgaria è un Paese tradizionalmente molto vicino e legato all’Italia da consolidati rapporti economici. Anche storicamente i rapporti tra i due Paesi sono sempre stati caratterizzati dalla presenza di profondi legami di amicizia e comunanza di interessi. Oltre ai legami culturali, l’Italia ha acquisito sempre maggiore peso anche dal punto vista economico e commerciale affermandosi come uno dei principali partner della Bulgaria. Con un interscambio complessivo nel 2020 di 4,09 miliardi di euro, l’Italia si è infatti confermata quarto partner commerciale del Paese, preceduta solo dalla Germania e dalle confinanti Turchia e Romania.
L’Italia rappresenta oggi anche uno dei principali investitori stranieri nel Paese (siamo al quarto posto dopo Paesi Bassi, Austria e Germania) con una costante crescita del numero di aziende italiane presenti, aumentato di oltre il 300 per cento negli ultimi 10 anni ed arrivato oggi a contare quasi 12 mila imprese a partecipazione italiana di cui oltre mille con un fatturato superiore ai 200 mila euro. Le imprese italiane contribuiscono inoltre alla creazione di oltre 50 mila posti di lavoro nel Paese. La presenza delle imprese italiane sul mercato bulgaro riguarda sia grandi gruppi (tra gli altri Generali, Miroglio, Rigoni di Asiago, Unicredit-Bulbank), sia piccole e medie imprese, impegnate in un ampio numero di settori: tessile, produzione di energia (in particolare rinnovabili), metallurgia, trasporti, manifatturiero, infrastrutture, ambiente e servizi finanziari.

Il potenziale di crescita dei rapporti tra i due Paesi è tuttavia ancora grande e pronto per essere pienamente sfruttato. La Bulgaria offre infatti una fiscalità tra le più favorevoli a livello europeo (flat tax al 10 per cento) ed un costo del lavoro tra i più bassi nel contesto Ue. Le due cose insieme stanno rendendo Sofia una dinamica Capitale europea grazie al proliferare di centri di servizi e sedi amministrative delle principali realtà economiche internazionali che scelgono sempre più spesso proprio la capitale bulgara come sede per i loro uffici. Inoltre, la posizione geografica del Paese, nel cuore dei Balcani, ne fa uno snodo strategico per le infrastrutture energetiche e le vie di collegamento verso i mercati asiatici e lungo le direttive nord-sud.
Secondo i più recenti dati dell’Istituto di statistica bulgaro inoltre, il PIL del Paese registrerebbe un calo del -1,8 per cento per il primo trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 e una crescita del +2,5
per cento, rispetto al quarto trimestre del 2020. Il calo più significativo del PIL nel primo trimestre del 2021 è relativo al settore della Cultura e intrattenimento (-7,3 per cento) e all’Industria estrattiva, manifatturiera e produzione di energia (-6 per cento).

Quali sono stati gli effetti della pandemia di Covid-19 sul tessuto economico della Bulgaria e quali iniziative hanno preso le Autorità bulgare?

Al fine di contenere la diffusione della pandemia da Covid-19, le Autorità bulgare hanno introdotto lo stato di emergenza sanitaria da marzo a maggio 2020, con misure relativamente più leggere se paragonate ad altri Paesi europei in quello stesso periodo. La prima ondata della pandemia da Covid-19 è stata più contenuta in Bulgaria rispetto alla media nell’Ue, per diversi motivi, tra cui la bassa densità della popolazione, la previa chiusura delle scuole a causa dell’epidemia dell’influenza, la distanza del Paese dai principali itinerari turistici e l’assenza di hub internazionali di trasporto passeggeri.

A seguito dell’alleviamento delle misure dopo la primavera, nel corso dell’estate del 2020 si è assistito ad un costante aumento dei casi. La seconda ondata ha colpito il Paese severamente, soprattutto nei mesi di ottobre e novembre 2020. Il Governo ha quindi re-introdotto misure più severe a fine novembre 2020, successivamente rimosse solo nella primavera del 2021. Prima della pandemia, una serie di riforme strutturali, il successo dell’integrazione delle aziende manifatturiere bulgare nelle catene di produzione globali e le solide politiche macroeconomiche avevano portato ad una crescita quinquennale del PIL superiore al 3 per cento (+3,7 per cento nel 2019), ad un rapido
aumento dei salari reali ed un calo della disoccupazione a livelli minimi storici. La pandemia e le connesse misure di chiusura delle attività economiche unite al rallentamento dell’economia globale e dell’eurozona hanno però avuto anche nel Paese pesanti ripercussioni. Per contenere gli effetti economici dell’emergenza sanitaria, il Governo bulgaro ha introdotto misure di stimolo fiscale, stimate tra il 2,4 e il 2,5 per cento del PIL per il 2020 ed il 2021. Ciò ha permesso di contenere la perdita di posti di lavoro, di concentrare maggiori risorse sul settore della sanità e di alleviare la pressione finanziaria sulle aziende più colpite e sulle famiglie.

La rigorosa gestione del bilancio precedente alla pandemia ha inoltre fornito alla Bulgaria sufficiente spazio di manovra fiscale per una prima risposta emergenziale alla crisi. Nel 2019 è stato infatti segnalato un saldo positivo del bilancio pubblico (del 1,9 per cento del PIL) ed un debito pubblico tra i più bassi dell’eurozona (pari al 20,2 per cento del PIL nel 2019). Tra le principali misure introdotte dal Governo bulgaro, in particolare vi sono il programma di sostegno dei salari 60/40 che prevede sovvenzioni per la copertura del 60 per cento del salario, inclusa la previdenza sociale, da parte dello Stato per i lavoratori delle aziende dei settori più colpiti dalla crisi, tra cui: turismo, ristorazione, trasporti, istruzione privata, sport ed altri. Il Governo ha inoltre disposto provvedimenti in favore dei lavoratori e delle famiglie per l’erogazione di sussidi in favore dell’assunzione di nuovi dipendenti tra i disoccupati; per l’aumento dei salari nei settori sanitario, sociale e di gestione dell’ordine pubblico; per l’aumento di tutte le pensioni; per la riduzione dell’aliquota IVA dal 20 per cento al 9 per cento per i settori della ristorazione (catering escluso), dei prodotti per l’infanzia, dell’editoria e libri, dell’allenamento sportivo/fitness, dei viaggi e del turismo. Per quanto concerne le imprese e le attività economiche, l’Esecutivo ha disposto l’aumento del capitale della Bulgarian Development Bank, allo scopo di assicurare prestiti garantiti o a condizioni preferenziali per persone fisiche in congedo non pagato e per le imprese, tramite programmi della banca o contratti con altre banche commerciali. Sono inoltre stati attivati programmi con finanziamenti europei indirizzati al sostegno delle PMI nei settori colpiti, con sovvenzioni da 1.000 a 150 mila lev bulgari. Per i settori particolarmente colpiti (ristorazione, sport/attività ricreative, cinema, istruzione privata) sono invece stati disposti programmi di sovvenzioni e sussidi ad hoc.
Infine, è stato costituito un fondo dedicato al sostegno per gli artisti liberi professionisti, sotto forma di progetti e di finanziamento agevolato.

Quali sono gli obiettivi prioritari delle autorità di Sofia nel contesto del Piano per la ripresa e quali settori dell’economia bulgara possono vedere una maggiore presenza delle aziende italiane?

La Bulgaria risulta oggi tra i pochissimi Paesi Ue che non hanno ancora formalmente presentato il proprio Piano di Ripresa e Resilienza Nazionale alle Autorità dell’Unione, a causa del complesso momento politico che sta attraversando. A seguito delle elezioni parlamentari dello scorso aprile e a quelle di luglio 2021 infatti i partiti non sono ancora stati in grado di costituire un Governo ed il Paese è al momento guidato da un Esecutivo tecnico transitorio. Tuttavia, consce della sempre più imminente urgenza di presentare il Piano, le Autorità bulgare hanno in questi mesi elaborato una bozza di programma in stretto coordinamento con le Istituzioni comunitarie. Come per tutti i Paesi Ue, la principale finalità del Piano sarà quella di ridare slancio all’economia nazionale fornendo ai settori maggiormente colpiti dalle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria le risorse necessarie
per una ripresa rapida, sostenibile e duratura. Le imponenti risorse che saranno mobilitate grazie al Piano tuttavia costituiranno anche un’importante occasione per intervenire in quei settori del Paese che presentano maggiori criticità ed offrono quindi maggiore potenziale di crescita e sviluppo.
La bozza del Piano più aggiornata prevede in particolare l’introduzione, sul modello italiano, di 8 miliardi di lev (circa 4 miliardi di euro) di cofinanziamento nazionale accanto ai 12,6 miliardi di lev di finanziamenti europei. Il Piano prevede 57 investimenti e 43 riforme, con particolare attenzione alle componenti “Clima d’affari” e “Decarbonizzazione dell’economia”.
Il Piano elaborato dalle Autorità di Sofia prevede in particolare quattro pilastri, che si legano all’innovazione, alle politiche verdi, alla digitalizzazione e alle infrastrutture e infine alla coesione sociale, con interventi anche in ambito medico e sanitario. La bozza di piano può offrire ampio spazio di collaborazione per gli investimenti italiani. Sono infatti convinta che le aziende italiane possano apportare un notevole valore aggiunto allo sviluppo del Paese e che il Piano stesso costituirà una volta definito un’opportunità unica in termini di mobilitazione di risorse per le nostre realtà economiche nell’area.
Tale cooperazione potrà inoltre portare un netto beneficio al Paese, in particolare nel settore energetico, ove potrà iniziare quella inevitabile transizione energetica che dovrebbe progressivamente alleviare la Bulgaria dalla dipendenza dal carbone e dal gas grazie ad una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti energetici e allo sviluppo di energie rinnovabili. Anche il settore delle infrastrutture e dei trasporti risulterà centrale, al fine di costruire una rete di collegamenti moderni che ricomprendano anche i Porti sul Mar Nero di Varna e Burgas, oggi ancora inadeguati a gestire un traffico commerciale che aspiri a raggiungere le potenzialità collegate al completamento del Corridoio Europeo TEN-T n. 8, dal Mar Nero all’Adriatico. Infine nel settore della digitalizzazione, la collaborazione bilaterale potrebbe consentire un salto di qualità nella fornitura dei servizi e nel funzionamento della Pubblica Amministrazione.
Sono proprio questi i settori al centro del PNRR bulgaro e relativamente ai quali vi sono numerose aziende italiane di eccellenza che potrebbero fornire il proprio contributo allo sviluppo del Paese.

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